Digitale

Le tecnologie digitali ci permettono di comunicare, viaggiare, lavorare, imparare, studiare e creare contatti, superando i confini nazionali. Secondo i principi originari di Internet, l’interconnessione digitale assicura più partecipazione, più coinvolgimento e più conoscenza per tutti, offrendo quindi una base più ampia per la nostra democrazia.


Tuttavia, negli ultimi anni le tecnologie digitali sono state utilizzate per concentrare il potere e la ricchezza in poche mani. Nei paesi occidentali, Google, Facebook, ecc., controllano settori sempre più estesi dell’economia e dell’opinione pubblica. In Cina la digitalizzazione viene utilizzata per esercitare un monitoraggio totale della società, in modo da soffocare sul nascere qualsiasi forma di dissenso.


Oggi più che mai abbiamo bisogno di libertà e giustizia. Mi batto per una digitalizzazione solidale, verde e femminista che coinvolga tutti.


Ecco le mie priorità di lavoro per questa legislatura:

Internet è uno spazio di libertà. Lo Stato non può affidare a società private il compito di filtrare i contenuti e di decidere autonomamente se i contributi degli utenti siano legittimi o meno. In tale contesto si inseriscono anche procedure chiare per garantire i diritti degli utenti in caso di rimozione illegittima di contenuti dalla rete. Per saperne di più cliccate qui.

Google e Facebook ricavano profitti dalla pubblicità inserita in rete. È quindi nel loro interesse mantenere gli utenti sulle proprie piattaforme il più a lungo possibile. A tal fine utilizzano algoritmi che decidono cosa rendere visibile sulle piattaforme a ciascun utente. Purtroppo è nella natura umana interagire a lungo con contributi che evocano in noi forti sentimenti, come odio, paura e rabbia. Di conseguenza, le nostre timeline sono inondate di contenuti che presentano i temi in modo emotivo e spesso oggettivamente errato, anche in politica. Tutto questo minaccia la nostra democrazia, in quanto molte persone fanno sempre più fatica a distinguere i fatti oggettivi dalle notizie false. Io vorrei cambiare questo e chiedo una maggiore trasparenza. Gli istituti di ricerca devono avere la possibilità di analizzare il funzionamento degli algoritmi. Sulla scorta dei risultati ottenuti, occorre decidere come dovranno presentarsi le piattaforme di informazione per poter essere libere ma allo stesso tempo pluralistiche.

Microtargeting significa che determinati contenuti vengono proposti solo a piccoli gruppi di persone cui è possibile rivolgersi in modo estremamente mirato in base alle loro caratteristiche, preferenze o tratti psicologici. Ne consegue che i messaggi diffusi non possono essere contraddetti pubblicamente perché non sono visibili alla maggioranza. Si sospetta che il referendum sulla Brexit e l’elezione del presidente americano Trump siano stati influenzati dal microtargeting mirato. Tale pratica deve cessare. Sul tema ho già organizzato un evento con la partecipazione di esperti e ho discusso sulla questione delle opzioni normative. Continuerò a occuparmene. Ogni democrazia ha infatti bisogno di una base comune di fatti, in modo che lo scambio di opinioni possa avvenire in modo equo. La comunicazione è possibile solo se siamo a conoscenza delle informazioni altrui.

L’odio, le ingiurie e le minacce online sono fenomeni all’ordine del giorno. Secondo uno studio a cura di Campact, la metà dei cittadini intervistati ha ora paura di esprimere pubblicamente la propria opinione in rete. Questa massiccia limitazione del diritto alla libertà di espressione colpisce in particolare le donne, i giovani e le persone con un passato di migrazione o con disabilità, che sono poi le categorie meno ascoltate anche nella vita offline. Tutto questo deve finire. La rete appartiene a tutti. Tutte le misure che propongo per la difesa contro l’odio e la diffamazione in rete sono consultabili qui.

Le grandi aziende digitali non solo controllano estesi settori dell’opinione pubblica, ma hanno anche un’enorme influenza sul commercio in rete e realizzano profitti sempre maggiori con un numero di dipendenti sempre minore. Le start-up più promettenti vengono rilevate e i dati appartenenti a più società (ad es. WhatsApp, Instagram, Facebook) vengono messi in comune. Ciò rende la vita difficile alle piccole e medie imprese, in particolare nell’Europa della diversità linguistica e normativa. Questi monopoli devono essere spezzati, in modo da dare un’opportunità ai concorrenti meno forti. Per far ciò, dobbiamo rivedere il diritto in materia di concorrenza e garantire la protezione dei dati.

Molte applicazioni di intelligenza artificiale hanno finora operato in modo imperfetto e discriminatorio perché i dati raccolti non sono sufficientemente equilibrati, neutri e completi. Dobbiamo pertanto trovare soluzioni che ci indichino come generare dati di alta qualità e metterli a disposizione dell’industria per la ricerca e lo sviluppo dei prodotti. Il depositario dei dati potrebbe essere una buona soluzione al riguardo. Il possesso di dati di qualità è uno degli elementi che determinano il successo dei prodotti. Se in Europa punteremo sulla qualità anziché sulla quantità dei dati, la nostra industria avrà l’opportunità di distinguersi dalla concorrenza grazie alla qualità e al carattere non discriminatorio della sua offerta, ossia grazie all'”IA made in Europe”.

  • +32 22 84 59 05
  • Alexandra.Geese@ep.europa.eu

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